salvaguardia delle persone che rischiano la morte a causa di una discriminazione inaccettabile

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Le nove domande che ci vengono più frequentemente poste sulla creazione del movimento :

  1. Perché aver creato un’organizzazione umanitaria in più ? Ne esistono già tante.
     
  2. In che cosa Vivere è diversa dalla altre organizzazioni ? Chi beneficia delle vostre azioni ?
     
  3. Vivere non affronta troppi temi diversi ?
     
  4. Quali sono le vostre priorità e su quali basi si operano le vostre scelte ?
     
  5. Come e con chi lavorate ?
     
  6. Da dove vengono i soldi ? Si può avere fiducia nella vostra gestione ?
     
  7. Quanto viene destinato alle spese amministrative ?
     
  8. Qual è la vostra attitudine riguardo ai mass media ?
     
  9. Chi siete ?

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1. Perché aver creato un’organizzazione umanitaria in più ? Ne esistono già tante!

Ne esistono molte ma allo stesso tempo:

  • Il PAM riconosce che ogni 4 secondi una persona muore di fame nel mondo.
  • I rapporti annuali di Amnesty International e dell’ OMCT, per esempio, rivelano che ogni anno centinaia di persone muoiono o rimangono gravemente mutilate a causa di torture o di maltrattamenti inflitti in numerosi paesi. Ovviamente questi rapporti concernono solo i casi conosciuti…
  • In Francia come in Spagna, per citare due esempi di paesi pertanto “sviluppati”, ogni giorno in media una donna è picchiata a morte dal suo coniuge e tante altre sono gravemente ferite attraverso la brutalità coniugale.
  • L’odio tra le etnie o le comunità uccide ogni giorno numerosi innocenti in tutti i continenti.
  • La speranza di vita media di un bambino di strada delle grandi città sudamericane non raggiunge i 20 anni.
  • Il tasso di suicidio tra i giovani in Svizzera è tra i più alti nel mondo.

Queste non sono che alcune realtà di oggi che figurano nella lunga lista tragica che attesta che delle vite umane sono massivamente annientate in innumerevoli situazioni attuali nel mondo. E ciò nonostante l’impegno di organizzazioni esistenti, governative o non-governative, di agenzie umanitarie internazionali, di opere caritative, ecc. Di conseguenza, non si può dire che ci siano troppe organizzazioni per salvare e proteggere la vita di vittime innocenti ma al contrario, non ce ne sono abbastanza.

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2. In che cosa Vivere è diversa dalla altre organizzazioni ? Chi beneficia delle vostre azioni ?

Senz’alcun criterio di sesso, nazionalità o religione Vivere mira alla tutela di un essere umano identificato in quanto vittima di una discriminazione inaccettabile che mette la sua vita in pericolo. Dal momento che una vittima è identificata in quanto tale, essa deve vedersi garantire i mezzi della sua sopravvivenza. Questi ultimi sono spesso derisori: medicine, carburante per un’evacuazione, un semplice rifugio in un ambiente ostile, razioni alimentari basilari, ecc. In altri casi, certamente, un investimento più importante in termini di mezzi indispensabili deve essere operato.
L’individuo conta più di qualsiasi altra cosa; il suo diritto di vivere va al di là di qualsiasi altra considerazione.

Lontano da astrazioni, teorie, statistiche, probabilità e generalità, Vivere lavora per degli individui con un nome ed un cognome, una storia personale e un destino compromesso da un pericolo immediato; ognuno di loro, come ognuno di noi, ha il diritto innegabile e fondamentale di non perdere la vita a causa della violenza, dell’iniquità o dell’indifferenza.

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3. Vivere non affronta troppi temi diversi ?

Esiste un solo tema centrale: nessuno dovrebbe perdere la vita per crudeltà, mancanza di aiuto o di cure basilari, a causa dell’abbandono di tutti, dei costumi e dei rituali assassini o mutilanti, dell’incuria o il lassismo della gente della quale si presume che debba assicurare la protezione dei suoi simili. Nessun sistema moderno di giustizia ha mai tollerato, in teoria, che si muoia in tali condizioni. Un solo tema dunque e una sola giustizia. Gli attentati alla vita umana si perpetuano sotto diverse forme, ma alla base c’è sempre la stessa violazione. Anche se Vivere non avrà mai la pretesa di risolvere tutte queste tragedie, tutte quante inspirano la sua vocazione.
Nei limiti delle sue forze, questo movimento ha lo scopo di rispondere concretamente alle catastrofi umane descritte qui sopra.

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4. Quali sono le vostre priorità e su quali basi si operano le vostre scelte ?

Crediamo molto nel “dare l’esempio”: sostenere anche un solo progetto può permettere di ispirarne altri, simili, per iniziativa di altri attori che l’avranno osservato e che troveranno altrove i mezzi per riprodurlo in favore di nuove persone minacciate. Quando un progetto è ritenuto valido e serio, Vivere cerca di riunire rapidamente i mezzi e le forze sociali necessarie al suo lancio. La combinazione di questi elementi determinerà le priorità.

La scelta tra due progetti che mirano a ripristinare il diritto fondamentale alla vita, non potrà mai porsi in quanto tale, poiché non ci sono differenze di valore tra una vita umana ed un’altra. La loro tutela richiede la stessa urgenza e la stessa energia; Vivere cercherà così di rispondere positivamente ai due progetti. Il solo ostacolo che potrebbe porre dei limiti al nostro intervento è la mancanza di mezzi e/o di un partenariato affidabile.

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5. Come e con chi lavorate ?

Il lavoro consiste in una serie di atti e procedimenti relativamente semplici : curare, consolare, mettere al riparo, rendere la speranza, nutrire, proteggere, difendere. Le circostanze del lavoro sono spesso critiche: repressione, oscurantismo, violenze armate, ostilità razziali, indigenza materiale, criminalità, disprezzo, indifferenza.

Salvo eccezioni, non sono i collaboratori di Vivere che conducono o gestiscono i progetti operativi sul posto. Vivere sostiene i professionisti e le piccole organizzazioni locali che sono già al lavoro o che possono mettersi al lavoro rapidamente, al servizio delle persone in pericolo. Questo sostegno viene operato secondo i bisogni dichiarati dai nostri partners: finanziario (spesso), metodologico, organizzativo, militante o sostegno nelle campagne d’allarme, ecc. La contribuzione annuale ad un progetto trova il suo limite massimo a CHF 15'000, (circa US $ 10'000), e deve rappresentare una parte significativa del budget in questione. Questo dato dimostra la modestia della nostra contribuzione ma allo stesso tempo indica anche la nostra volontà di lavorare con delle piccole entità più in grado di garantire un’azione diretta. I responsabili di Vivere si rendono sul posto per le missioni di contatto, d’inchiesta, d’identificazione et di verificazione delle condizioni e dei risultati del partenariato.

In una quindicina di paesi all’estero, i fondatori sono già in contatto con dei potenziali partners di Vivere: medici, giuristi, lavoratori sociali, militanti progressisti e piccole organizzazioni civili. Questa rete di contatti e di collaborazione si estenderà col progredire delle nostre forze.

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6. Da dove vengono i soldi ? Si può avere fiducia nella vostra gestione ?

Vivere conta essenzialmente sulla generosità del pubblico, del mecenate privato o d’impresa, di donatori sensibili alla particolarità del nostro movimento e alla sua forte prossimità delle persone identificate che soffrono e rischiano di morire. Vivere è una passerella fra coloro che hanno un bisogno vitale e coloro che possono rispondere loro materialmente. I soldi sono evidentemente indispensabili, ma altre forme di solidarietà sono alquanto importanti come il volontariato, le gratuità o i doni in natura.

Vivere ha certamente dei doveri nei confronti dei suoi donatori: un dovere di rispetto, un dovere d’informazione ed un dovere di rendere conto in ogni circostanza. Vivere si impegna pienamente nell’adempimento di questi doveri.

Il bilancio ed i conti del movimento sono sempre ed integralmente accessibili ad ogni persona che desideri studiarli in un’ottica sincera. Vivere vuole offrire una totale trasparenza sulla sua gestione.

La persistenza di una stretta economia di gestione è una delle nostre prerogative e in ogni momento ne potremo dimostrare la veridicità.

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7. Quanto viene destinato alle spese amministrative ?

Alcune organizzazioni consacrano al loro tenore di vita ed alla loro burocrazia una parte esageratamente importante delle loro risorse. Ad ogni momento si potrà verificare che Vivere si tiene ad una condotta rigorosa da questo punto di vista.
Malgrado ciò, affinché un’organizzazione sia amministrata come si deve, essa deve essere dotata delle risorse necessarie al suo funzionamento.

Un’amministrazione trascurata conduce ad una perdita delle energie e dei mezzi et di conseguenza allo spreco.

Salari: il budget di Vivere prevede per un residente in Svizzera un salario mensile di CHF 4'500 netti per un impegno a tempo pieno. Fintanto che questo posto di bilancio non sarà coperto da risorse specifiche, il nostro funzionamento si baserà sul volontariato.

Fra i nostri campi d’attività, l’intervento umano qualificato rappresenta spesso una parte importante del soccorso e della protezione. Per esempio: non c’è chirurgia senza chirurgo, niente difesa giuridica valevole senza avvocato e nessuna uscita dall’indigenza o dallo sconforto senza un lavoratore sociale. A Vivere come per i suoi partners, i salari devono restare modesti, ciò per una questione di etica e di rispetto nei riguardi dei donatori. Ciò nonostante, il salario non deve essere considerato con disprezzo poiché esso permette spesso al talento di assicurare un contributo indispensabile al soccorso delle persone in pericolo.

Vivere spera che le spese salariali, di amministrazione et quelle riservate alle missioni all’estero siano rapidamente inferiori al 20% della somma delle risorse messe in opera.

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8. Qual è la vostra attitudine verso i mass media ?

I media sono solo un mezzo, non un fine in sé. Assicurando un legame con il pubblico di massa, Vivere solleciterà i mass media per comunicare nel modo più vasto possibile e condividere la sua lotta per le cause importanti.

La sobrietà accompagnata da una forte motivazione devono caratterizzare i nostri interventi davanti ai mass media.

Secondo la natura dei rischi subiti dagli altri, delle situazioni personali o di altri elementi che per essenza sono confidenziali, Vivere garantirà la più grande discrezione alle persone in questione.

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9. Chi siete ?

Le persone che organizzano il movimento hanno un’importante esperienza in materia di programmi di aiuto in situazioni complesse, difficili e spesso lontane:

  • Michel Hoffman, nato nel 1949, direttore della Fareas (accoglienza di rifugiati), ha lavorato 14 anni per Terre des hommes (7 anni sul posto e 7 anni come direttore dell’organizzazione), 4 anni alla direzione di ONG francesi per i diritti dell’uomo e lo sviluppo umano, in più di una decina di anni di volontariato con altri organismi di solidarietà. Le missioni che ha effettuato nell’ambito di queste attività l’hanno portato col passare degli anni in 32 paesi provati.

  • Emma Garcia, nata nel 1953, è un medico diplomato in pubblica sanità. Per dieci anni, ha esercitato la medicina in paesi in via di sviluppo, in zone rurali e urbane, in collaborazione con Medicus Mundi Espagne, la pubblica sanità marocchina e Terre des hommes. Il suo impegno con Tdh le ha permesso di lavorare 2 anni come delegata itinerante nell’ambito di programmi nutrizionali in Africa occidentale e 5 anni come medico-consulente e responsabile del settore “Cure ai bambini” (bambini trasferiti in Europa per ricevere cure specializzate). Dal 1995, è assistente di ricerca clinica nell’unità di Emato-oncologia pediatrica dell’ospedale universitario di Losanna. La sua sensibilità ai problemi di questi paesi e popolazioni dalle quali ha tanto imparato, è sempre presente.

  • Anne Mauris, nata nel 1956 a Ginevra, ha una formazione di assistente di laboratorio completata con il diploma dell’Istituto Tropicale di Anversa (1985) ed il certificato dell’Istituto universitario di studi sullo sviluppo (IUED, Ginevra) nell’1999. Ha lavorato 2 anni nel Benin con Terre des hommes (1987-1989). Oggi lavora alla facoltà di medicina - istituto di medicina sociale e preventiva - come insegnante di lavori pratici in medicina tropicale. Anne Mauris partecipa inoltre a numerosi lavori di ricerca sul paludismo effettuando regolarmente delle missioni in Africa. Allo stesso tempo lavora al Centro Svizzero di Controllo della Qualità (CSCQ) dei laboratori. Ha una visione realistica di ciò che è il mondo e di come dovrebbe essere.

  • Sami Ben Ayed,

    nato nel 1962, responsabile della contabilità di " Medici senza frontiere " - Svizzera. Di formazione contabile (livello brevetto federale di contabilità), ha lavorato per 2 anni alla " Fondazione vodese per l'accoglienza dei Richiedenti d'Asilo " in qualità di contabile e 6 anni a "Terre des Hommes" a Losanna. Dapprima come volontario, poi membro del consiglio della " Federazione vodese della cooperazione " dal 1996.

  • Altre persone benevole, qualificate in comunicazione o in gestione di attività umanitarie, si sono ampiamente impegnate nel nostro movimento.

I fondatori di Vivere ne assumono naturalmente le responsabilità e la dinamica: sperano malgrado ciò poter contare sul sostegno e la collaborazione di altre persone della Svizzera o di qualunque altra provenienza, impegnate nella stessa ottica e che condividono le scelte del movimento.

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Vivere 7, av. d'Yverdon CH 1004 Lausanne SWITZERLAND
e-mail : contact@vivere.ch
CCP 17 - 709 738 - 6 / Banque cantonale vaudoise, Lausanne, n° 995.65.29, clearing 767
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